Pordenone: il degrado non può diventare una strategia. I cittadini attendono ancora risposte

Negli ultimi mesi ho portato all'attenzione dell'opinione pubblica e delle istituzioni una questione che preoccupa sempre più cittadini: il progressivo degrado di alcune aree della città di Pordenone. Le cronache locali hanno riportato più volte le difficoltà vissute dai residenti e dalle famiglie, in particolare nell'area del Parco Galvani, dove numerosi cittadini hanno espresso timori legati alla sicurezza e alla qualità della vita. Quando una parte della popolazione rinuncia a frequentare un luogo pubblico perché non si sente più serena, non si tratta più di una semplice percezione, ma di un problema che merita attenzione e risposte. Di fronte a questa situazione, ho scelto di non limitarmi ai post sui social network. Ho raccolto segnalazioni, ho partecipato al dibattito pubblico e ho deciso di utilizzare gli strumenti istituzionali previsti dalla legge, inviando una lettera aperta e una comunicazione ufficiale tramite PEC al Sindaco di Pordenone. La PEC è stata regolarmente consegnata all'amministrazione comunale. Nella mia comunicazione ho espresso con chiarezza il disagio di molti cittadini e il senso di frustrazione che nasce quando, dopo le campagne elettorali, il dialogo con le istituzioni sembra interrompersi. Nella lettera ho scritto: "Quando si trattava di raccogliere voti e preferenze, eravate pronti a presentarvi di persona, dispensando promesse e assicurando ascolto. Oggi, di fronte a domande concrete e richieste di confronto su problemi reali, il risultato è il silenzio assoluto." Parole dure, certamente, ma nate da una constatazione semplice: un cittadino ha il diritto di ricevere una risposta dalle istituzioni, soprattutto quando solleva questioni di interesse collettivo. Ad oggi, tuttavia, tale risposta non è ancora arrivata. Questa vicenda pone una domanda che molti residenti si stanno facendo da tempo. Perché alcune zone della città continuano a deteriorarsi senza che vengano adottati interventi strutturali e risolutivi? Per quale motivo si lascia che spazi pubblici, quartieri e aree urbane perdano progressivamente attrattività e valore sociale? Sono interrogativi legittimi che meritano chiarezza. L'esperienza di molte città italiane insegna che il degrado urbano non è mai neutrale. Quando un'area viene lasciata senza adeguata manutenzione, senza controllo e senza una progettualità chiara, si crea inevitabilmente una perdita di valore sociale e urbanistico. In alcuni casi ciò può rendere più agevoli future operazioni di trasformazione e valorizzazione immobiliare. Non intendo formulare accuse né attribuire intenzioni a nessuno. Tuttavia ritengo doveroso affermare che la mancanza di risposte e la persistente inerzia amministrativa alimentano dubbi e perplessità tra i cittadini. La trasparenza sarebbe il modo più semplice per dissipare qualsiasi sospetto. Per questo continuerò a chiedere pubblicamente ciò che ho già chiesto formalmente: quali sono i progetti dell'amministrazione per le aree che stanno vivendo situazioni di degrado? Quali interventi sono previsti per restituire sicurezza e vivibilità ai cittadini? Quali tempi sono stati programmati? Non si tratta di una battaglia personale né di una polemica politica. Si tratta del futuro di Pordenone. I cittadini pagano le tasse, partecipano alla vita della comunità e hanno il diritto di essere ascoltati. Hanno il diritto di ricevere risposte, non silenzi. Hanno il diritto di vedere tutelato il patrimonio pubblico della città. Continuerò, con rispetto istituzionale ma con altrettanta determinazione, a dare voce a queste preoccupazioni finché non arriveranno risposte concrete. Perché una città che ascolta i propri cittadini è una città più forte. Una città che li ignora rischia invece di perdere la loro fiducia. Piergiorgio Iacuzzo